BUONE NOTIZIE PER IL FUTURO DEGLI OCEANI

di Maria Sole Ferrero

MONACO. In occasione della 5a edizione della Monaco Ocean Week, che si svolgera’ dal 21 al 27 marzo prossimo nel Principato, diamo notizia della 13a edizione della Monaco Blue Initiative del 20 & 21 marzo e dell’evento dell’MSC Seafood Futures Forum che si svolgerà il 27 aprile 2022 alle 9:00 CET, in diretta dal Seafood Expo Global del 26-28 aprile 2022 a Barcellona, Spagna.

MONACO OCEAN WEEK – 21-27 marzo 2022: la conoscenza e la conservazione degli ecosistemi marini è legata alla storia del Principato fin dalla fine dell’800, con le numerose esplorazioni marine guidate dal Principe “scienziato” Alberto I, appassionato esploratore e uno dei fondatori della moderna oceanografia. Questo impegno per gli oceani è proseguito per tutto il XX secolo con, in particolare, la firma nel 1976 dell’Accordo RAMOGE, tra Francia, Monaco e Italia, per la protezione delle acque costiere del Mediterraneo. Nel 1982 il Principato è stato anche uno dei primi Stati a firmare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Nel giugno 2006, data di creazione della Fondazione Principe Alberto II di Monaco, Monaco ha preso rapidamente impegni forti, come l’appello del 2008 per fermare il consumo del tonno rosso del Mediterraneo, allora in via di estinzione, o come la dichiarazione di Monaco del 2009 sull’acidificazione dell’oceano, approvata da 150 scienziati provenienti da 26 paesi.

Nel 2010, la Fondazione ha anche dato vita alla Monaco Blue Initiative (MBI), una piattaforma di scambio che riunisce i suoi membri per affrontare le sfide globali presenti e future della gestione e conservazione degli oceani. Nel 2013 Monaco ha creato un Fondo Ambientale, dedicato alla gestione delle Aree Marine Protette nel Mediterraneo. Nel 2015 nasce l’iniziativa BeMed per combattere l’inquinamento da plastica nel Mediterraneo; durante la COP21 di Parigi, il Principato ha avuto un ruolo di primo piano nella dichiarazione “because the ocean”, che sottolinea il ruolo essenziale dell’oceano nella regolazione del clima, e firmata oggi da 33 paesi; poi, nel 2016, il Principato di Monaco è stato all’origine della produzione da parte dell’IPCC di un rapporto speciale dedicato agli oceani e alla criosfera, reso pubblico a Monaco nel settembre 2019. Durante la conferenza Our Ocean a Bali nell’ottobre 2018, il Principato ha anche annunciato impegni concreti per un oceano sostenibile, come il lancio da parte della Fondazione Principe Alberto II di Monaco di un fondo ambientale per le barriere coralline insieme al Gruppo Vulcan. Un’iniziativa che si svolge nell’ambito della copresidenza dell’International Initiative for Coral Reefs fornita da Monaco insieme ad Australia e Indonesia fino al 2020 e prorogata fino all’estate del 2021 ed oltre.

MONACO BLUE INITIATIVE 20&21 marzo 2022: dopo il discorso di benvenuto di SAS il principe Alberto ii, sono previste tre sessioni. La prima sessione fara’ appello a una piu’ audace visione, atta alla conservazione degli oceani: e’ indispensabile aumentare l’impegno di fronte alle sfide emergenti. Ispirandosi ai successi e ai fallimenti della conservazione degli oceani e alle principali sfide future, questa sessione esaminerà le nuove sfide per la  protezione degli oceani per il prossimo decennio e oltre.  La seconda sessione sara’ incentrata sulla protezione degli oceani come qualcosa che interessa tutti noi: discuterà l’interesse dei vari attori di settore, anche se non direttamente collegata all’Oceano, a contribuire alla protezione e all’uso sostenibile degli ecosistemi marini, sapendo che non e’ sufficiente l’impegno al proteggere il 30% dell’Oceano fino al 2030, perche’ e’ il 100% dell’Oceano che deve essere gestito in modo sostenibile.  Si evidenzieranno le buone pratiche in corso e come promuovere il meglio esistente e inoltresi affrontera’ il problema di come aumentare la cosiddetta Blue Economy, l’economia blu sostenibile, argomento fondamentale della terza sessione, che prendera’ in considerazione tutti gli aspetti della transizione verso un’economia positiva per l’oceano.

SEAFOOD EXPO GLOBAL DI BARCELLONA 26-28 aprile 2022: è il mercato globale dei prodotti ittici, al servizio di professionisti del settore e acquirenti da tutti gli angoli della catena di approvvigionamento e del mondo. Nessun’altra risorsa può fornire agli acquirenti di prodotti ittici le opportunità di approvvigionamento e l’accesso che si trovano a Seafood Expo Global/Seafood Processing a Barcellona . In una unica sede, distribuita in nove padiglioni, i professionisti avranno modo di interagire con più di 2.000 fornitori ed espositori in rappresentanza di oltre 85 paesi.

MSC SEAFOOD FUTURES FORUM 27 aprile 2022: il Marine Stewardship Council è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riconosce e premia gli sforzi fatti per proteggere gli oceani e salvaguardare il fabbisogno  di pesce per il futuro. MSC s’impegna affinche’ le generazioni future possano gustare i frutti del mare e approfittare per sempre, di oceani del mondo brulicanti di vita! La missione di MSC è quella di utilizzare il suo marchio di qualità ecologica e il suo programma di certificazione della pesca, per contribuire alla salute degli oceani del mondo, riconoscendo e premiando le pratiche di pesca sostenibili, influenzando le scelte che le persone fanno quando acquistano i frutti del mare e collaborando con i partner, per trasformare il mercato ittico in una base sostenibile. Lo standard di pesca MSC viene utilizzato per valutare se una pesca è ben gestita e sostenibile. Lo standard riflette la comprensione più aggiornata della scienza e della gestione della pesca accettate a livello internazionale. MSC tiene sotto esame e sviluppa il suo standard di pesca consultando gli scienziati di settore, l’industria della pesca e quella di conservazione del pescato.

Quando un’attività di pesca è certificata con successo secondo lo standard di cui sopra, il suo pescato certificato può essere venduto con l’etichetta blu MSC. La certificazione secondo lo standard di pesca MSC è volontaria ed e’ aperta a tutte le attività ittiche che catturano organismi marini o d’acqua dolce in natura. Questo include la maggior parte dei tipi di pesce e crostacei. Le attività di pesca sono valutate da certificatori indipendenti accreditati (chiamati Organismi di Valutazione della Conformità (CAB) – chiamati anche organismi di certificazione), non MSC. Lo standard di pesca MSC ha tre principi fondamentali che ogni attività di pesca deve soddisfare. La pesca deve essere a un livello tale da garantire che possa continuare indefinitamente e che la popolazione ittica possa rimanere produttiva e sana. L’attività di pesca deve essere gestita con attenzione in modo che le altre specie e gli habitat all’interno dell’ecosistema rimangano sani. Le attività di pesca certificate MSC devono rispettare le leggi pertinenti ed essere in grado di adattarsi alle mutevoli circostanze ambientali.

CONCLUDENDO: negli ultimi 50 anni il settore della pesca ha subito una rivoluzione industriale che sta progressivamente portando ad una diminuzione delle risorse marine, accresciute da una crescente domanda di prodotti ittici. La portata della dipendenza umana dalla vita marina è significativa, sia in termini di valore nutritivo fornito dal pesce e altri frutti di mare alle popolazioni (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) sia in termini di livello di sicurezza economica che l’industria della pesca fornisce alle comunità costiere. La biodiversità marina, di per sé, offre anche benefici tangibili alla società, attraverso i proventi del turismo e fornendo utili servizi ecosistemici, come il mantenimento della qualità dell’acqua.

Attualmente, tuttavia, circa il 25% degli stock ittici mondiali è sovrasfruttato o completamente esaurito e la sovracapacità delle flotte pescherecce è la norma piuttosto che l’eccezione. In effetti, molti esperti concordano sul fatto che il limite di sfruttamento delle risorse marine è stato raggiunto, se non superato, e che la colpa è di questa sovracapacità delle flotte, delle quote di pesca eccessive, delle pratiche di pesca illegali e della gestione generalmente scadente della maggior parte delle attività di pesca. Man mano che l’industria della pesca si espandeva e la tecnologia rendeva possibili catturare più in grande e sfruttare aree sempre maggiori dell’oceano, l’opinione diffusa secondo cui la pesca era inesauribile divenne presto screditata. La FAO stima che il 25% degli stock ittici mondiali sia attualmente pescato a un livello insostenibile. La crescente domanda ha portato a tecniche sempre meno selettive e alla conquista di nuovi fondali finora risparmiati. Alcuni tipi di pesca, in particolare la pesca a strascico intensiva, danneggiano i fondali marini e possono ridurre la fauna marina che vive nelle profondità marine o nella zona bentonica (sedimenti e strati subsuperficiali dei fondali) dell’80%. La pesca d’altura praticata tra i 200 e 2.500 metri di profondità, prende di mira specie particolarmente fragili, la maggior parte delle quali ancora sconosciute.

Una flotta “fuorilegge” di pesca in profondita’

Enormi reti da traino pesantemente attrezzate raggiungono queste profondità e contribuiscono così alla distruzione dei fondali marini. Un anno di pesca a strascico ha un impatto ambientale almeno pari a più di 500 anni di pesca con i palamiti galleggianti! Promuovere la “pesca sostenibile”, artigianale e ragionata, significa garantire la sostenibilità degli stock per le generazioni future. In Francia, i pescatori artigianali costituiscono l’80% della flotta e la metà dei posti di lavoro del settore. Nel mondo, questo tipo di pesca impiega 24 volte più persone della pesca industriale. La pesca sostenibile garantisce di non prendere di mira le specie più minacciate, utilizza metodi di pesca selettivi, preserva gli habitat marini e garantisce la completa tracciabilità.

Per maggiori infomazioni leggere anche http://www.montecarlotimes.eu/2018/03/15/sustainable-labeled-seafood-really-sustainable/

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