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79th Cannes Film Festival: Iconic Moments of the Event

STEPHANE CARDINALE - CORBIS/GETTY IMAGES

By Maria Camilla Amarisse

EN

On Saturday, May 23, the 79th edition of the Cannes Film Festival came to a close. The closing ceremony featured the presentation of numerous awards, starting with the Palme d’Or, which was awarded to Romanian director Cristian Mungiu for the film Fjord.

The film follows a Romanian immigrant couple who leaves their homeland to settle in an isolated village in Norway. A particular event leads local social services to intervene, unfolding the central theme of cultural clash. Critics described the work as intellectually provocative, even drawing comparisons to Kafka, particularly in relation to the conflict between the individual and power. This tension, within the film, generates a strong sense of guilt in the couple over an event that may or may not have actually occurred.

A historic ex-aequo was also awarded for Best Director, given to two cinematographically opposite films: Fatherland – a post-war drama by Polish director Pawel Pawlikowski – and La bola negra – a queer epic by Spanish filmmakers Javier Ambrossi and Javier Calvo.

Multiple joint awards continued with the Prix d’interprétation masculine, given to Emmanuel Macchia and Valentin Campagne for their performances in Coward, directed by Belgian filmmaker Lukas Dhont. The jury’s decision was based on the remarkable chemistry and connection between the two actors. The award was presented by Geena Davis, who was also the face of the official festival poster. In the spirit of parity, the Prix d’interprétation féminine was also shared, going to Belgian-French actress Virginie Efira and Japanese actress Tao Okamoto for their roles in All of a Sudden. A remarkable achievement for Okamoto, as she became the first Japanese actress ever to receive this prestigious award.

Three cinema legends were also honored with the honorary Palme d’Or for lifetime achievement: director Peter Jackson, Oscar winner for The Lord of the Rings trilogy; John Travolta, celebrating over fifty years in film; and Barbra Streisand, who, due to health reasons, could not attend but still delivered an emotional video message of thanks.

Cinema was not the only highlight, as the Cannes Film Festival is also a runway for major fashion houses dressing international film icons.

Leading the ceremony was the festival host Eye Haïdara, who presented both the opening ceremony on May 12 and the closing ceremony on Saturday. On May 23, she wore a Celine look, a tailored menswear-inspired suit that perfectly embodied the virago woman. Juliette Binoche followed in a similar style, also wearing Celine, with a suit evoking the lines of a tailcoat. Très chic.

One of the most iconic looks was worn by model Bella Hadid. And what a dress it was. In its original form, it was an Emilio Pucci design worn in 1969 in Paris by Jane Birkin, the woman who inspired the world’s most coveted handbag. Hadid’s version, reinterpreted through Schiaparelli, was more structured and daring, making Birkin’s original elegance stand out even more by comparison.

In vivid red, Isabelle Huppert arrived in a custom-made Gucci pleated jersey gown, complete with matching gloves covering her arms. And speaking of pleats, Philippine Leroy-Beaulieu also stood out in Saint Laurent in an amethyst-toned look. Among the most refined appearances was Ruth Negga in a custom Balenciaga gown: minimal and austere in black, elevated by striking white opera gloves.

Engaged cinema, queer cinema, masterful performances, fashion icons, couture houses: this was, and will continue to be, the Cannes Film Festival. À l’année prochaine!

IT

Sabato 23 maggio, si è conclusa la 79ª edizione del Festival di Cannes. La cerimonia di chiusura ha visto l’assegnazione di numerosi premi a partire dalla Palma d’oro, vinta dal regista rumeno Cristian Mungiu per il film Fjord.

La pellicola parla di una coppia di immigrati rumeni che lascia la terra natale per trasferirsi in un isolato villaggio della Norvegia. Un particolare evento farà intervenire i servizi sociali del posto e, proprio da qui, si dipana la tematica dello scontro culturale. La critica ha definito l’opera come intellettualmente provocatoria, scomodando inoltre Kafka per un parallelismo che risiederebbe nello scontro tra l’individuo e il potere. Scontro che, all’interno dell’opera, indurrà un forte senso di colpa nella coppia per un fatto che non si sa se sia stato commesso o meno.

Uno storico ex-aequo invece per il premio alla regia che è andato a due pellicole cinematograficamente opposte: Fatherland – dramma post-bellico – del polacco Pawel Pawlikowski e La bola negra – epopea queer – degli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo.

Ma le doppie assegnazioni non finiscono qui, vale lo stesso infatti anche per il Prix d’interprétation masculine a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per la loro interpretazione nel film Coward diretto dal regista belga Lukas Dhont. La scelta della giuria, di questa doppia assegnazione, risiede proprio nella chimica ed intesa raggiunta dai due interpreti sul set. Premio che, tra l’altro, è stato consegnato nientedimeno che da Geena Davis, protagonista della locandina ufficiale della presente edizione del festival. Per par condicio anche il Prix d’interprétation féminine ha visto una parità tra l’attrice belga-francese Virginie Efira e l’attrice giapponese Tao Okamoto protagoniste del film All of a Sudden. Traguardo straordinario per l’Okamoto essendo la prima attrice giapponese in assoluto a ricevere questo prestigioso premio.

Tre leggende del cinema hanno poi visto l’assegnazione delle Palme d’oro d’onore alla carriera: stiamo parlando del regista Peter Jackson, premio Oscar per la trilogia Il Signore degli Anelli; John Travolta che celebra i suoi oltre cinquant’anni di carriera; Barbra Streisand che, per motivi di salute, non ha potuto essere presente, ma ha comunque partecipato con un commosso videomessaggio di ringraziamento.

Non solo cinema, perché si sa, il Festival di Cannes è anche una passerella per le principali maison di moda che hanno vestito le icone del cinema internazionale.

Partiamo da lei, la madrina Eye Haïdara, che ha condotto sia la cerimonia di apertura, tenutasi lo scorso 12 maggio, che quella di chiusura di sabato. Proprio il 23 maggio ha sfoggiato un look Celine, un completo sartoriale maschile incarnando perfettamente la donna virago. Sullo stesso stile Juliette Binoche con un completo della medesima maison francese, che ricorda un frack. Très chic.

Sicuramente tra i più iconici, l’abito indossato dalla modella Bella Hadid e, lasciatemi dire, che abito! Nella sua versione originaria, era un Emilio Pucci indossato nel 1969, a Parigi, da Jane Birkin, stiamo parlando proprio di colei che ha ispirato la borsa più desiderata al mondo che ne riprende il nome. Di Schiaparelli quello di Bella Hadid che lo ha reso più succinto e meno scivolato, scelta che in un inevitabile raffronto fa emergere ancor di più l’eleganza della Birkin.

In rosso acceso è arrivata la divina Isabelle Huppert, un custom-made Gucci in jersey plissettato completato da guanti, tono su tono, che le coprivano interamente le braccia. E se di plissettato vogliamo parlare, come non citare la nostra Sylvie, pardon Philippine Leroy-Beaulieu, in Saint Laurent color ametista. Tra le più raffinate, Ruth Negga in un abito fatto appositamente per lei dalla maison Balenciaga, minimal e austero il look in noir con un tocco di luce dato dai principeschi guanti bianchi.

Isabelle Huppert_Getty Images

Cinema impegnato, cinema queer, interpreti magistrali, icone di stile, couturier: tutto questo è stato e sarà ancora il Festival del cinema di Cannes. À l’année prochaine!

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