EN.
When people imagine Monaco, they think of Formula 1, luxury cars, yachts, high-end boutiques, and modern architecture. But Monaco is much more than that. It is also history, nature, culture, and tradition, all layered into a principality that continues to evolve beyond its glamorous image.
Closed for about six years, the Jardin Exotique de Monaco reopened this year. Almost every city on the Riviera has one, so what makes the principality’s botanical garden worth a visit?
The answer begins with the view. From almost every point in the garden, visitors can enjoy sweeping panoramas of the city—from Mareterra to Cap d’Ail—stretching across France and even offering glimpses of Italy on clear days. The city sounds fade into the background, softened by the presence of the sea, occasionally interrupted by the sound of helicopters overhead. From below, the garden appears as a hanging oasis carved into the cliffside, a feature that once gave it its original name, the “Hanging Garden,” before it was renamed Jardin Exotique de Monaco in the early 1940s.
However, the story of the garden begins elsewhere. It originated in the Saint-Martin Gardens, where gardener Augustin Gastaud began cultivating a collection of Mexican succulents. Prince Albert I later took interest and acquired the cliff on which the garden now stands. Construction was a complex process due to the challenging topography, and it was only completed in 1933. Today, the garden hosts a vast collection of cacti, agaves, and succulents from Africa, South America, and the Arabian Peninsula, giving it its distinctive exotic identity.
Yet the garden’s mysteries extend far beyond its surface. At the heart of the cliff lies the entrance to a cave system that leads visitors into underground galleries hidden from view. Inside, chambers and prehistoric traces reveal another layer of Monaco’s past. Interestingly, the cave maintains a relatively stable temperature, influenced by the sun exposure the rock receives for nearly 300 days a year.
Discovered during the early construction of the garden, the cave descends through nearly 300 steps, reaching 98 metres below ground while remaining 40 metres above sea level. At its deepest point, visitors encounter stalactites, stalagmites, and limestone columns, alongside geological formations that illustrate the cave’s natural evolution. Archaeological findings also confirm prehistoric human presence in the region, extending Monaco’s history far beyond the 13th century and back to the Paleolithic era. The visit is both fascinating and educational, though physically demanding due to the steep ascent.

On the opposite side of Monaco-Ville lie the Saint Martin and Sainte-Barbe Gardens, two public green spaces offering a quieter, more contemplative experience. From Sainte-Barbe, visitors can admire sweeping views over Fontvieille, one of the most peaceful areas of Monaco. The atmosphere here is defined by nature: pine trees, floral scents, and a sense of calm that encourages slowing down.
Saint Martin, by contrast, opens onto the heart of Monaco. The sounds of urban life are more present, yet when the wind shifts, the sea becomes audible again—the rhythm of waves against the rocks restoring a sense of balance and serenity.
Both gardens blend nature, urbanity, and art. Sculptures are placed along pathways, inviting visitors to pause and reflect. Figures of navigator princes, Greek mythology characters, and contemporary installations create an open-air cultural dialogue within the landscape.
Nearby, Fort Antoine emerges as another layer of Monaco’s heritage. Built in the early 18th century during the War of the Spanish Succession, it originally served a defensive purpose and included an underground cistern. Although feared as a potential strategic target, it was never attacked during that period.
The fort remained part of Monaco’s military landscape for nearly 250 years until it was severely damaged during the Second World War in 1944. Almost a decade later, Prince Rainier III initiated its reconstruction, and in 1953 it was transformed into the open-air theatre that stands today.

Overlooking the Mediterranean, Fort Antoine now hosts cultural performances, especially during the summer season. It stands as a symbol of Monaco’s identity: a place where history, nature, culture, and modern life coexist in continuous transformation.
IT.
Quando si pensa a Monaco, l’immaginario va subito alla Formula 1, alle auto di lusso, agli yacht, alle boutique esclusive e all’architettura moderna. Eppure Monaco è molto più di questo: è anche storia, natura, cultura e tradizione, in un equilibrio continuo tra passato e contemporaneità.
Dopo circa sei anni di chiusura, il Jardin Exotique de Monaco ha riaperto quest’anno. Quasi tutte le città della Riviera possiedono un giardino botanico, ma cosa rende quello del Principato una tappa così speciale?
La risposta parte dalla vista. Da quasi ogni punto del giardino si possono ammirare panorami straordinari sulla città—da Mareterra a Cap d’Ail—con lo sguardo che si estende fino alla Francia e, nelle giornate più limpide, anche all’Italia. I rumori urbani si attenuano, lasciando spazio al suono del mare e, di tanto in tanto, al passaggio degli elicotteri. Dall’esterno, il giardino appare come un’oasi sospesa sulla roccia, caratteristica che gli valse il nome originario di “Giardino Pensile”, prima di essere ribattezzato Jardin Exotique de Monaco nei primi anni ’40.
La storia del giardino, però, inizia altrove. Nasce nei Giardini Saint-Martin, dove il giardiniere Augustin Gastaud avviò una collezione di piante succulente provenienti dal Messico. Successivamente, il Principe Alberto I si interessò al progetto e acquistò la falesia su cui oggi sorge il giardino. La realizzazione richiese anni di lavoro a causa della complessità del terreno, e fu completata solo nel 1933. Oggi il giardino ospita cactus, agavi e piante succulente provenienti da Africa, Sud America e Penisola Arabica, che ne definiscono il carattere esotico.
Ma i misteri del giardino non si fermano alla superficie. Nel cuore della roccia si apre l’ingresso a un sistema di grotte che conduce a gallerie sotterranee nascoste alla maggior parte dei visitatori. All’interno si trovano cavità e tracce di presenza preistorica che raccontano un altro volto della storia del Principato. Curiosamente, la temperatura della grotta rimane relativamente stabile grazie all’esposizione della roccia al sole per circa 300 giorni l’anno.
Scoperta durante i lavori di costruzione del giardino, la grotta si sviluppa attraverso quasi 300 gradini, scendendo fino a 98 metri sotto il livello del suolo, pur rimanendo a 40 metri sul livello del mare. Nel punto più profondo si possono osservare stalattiti, stalagmiti e colonne calcaree che testimoniano l’evoluzione naturale della cavità. Le evidenze archeologiche confermano inoltre la presenza umana in epoca preistorica, retrocedendo la storia di Monaco ben oltre il XIII secolo, fino al Paleolitico. La visita è affascinante e altamente educativa, ma impegnativa dal punto di vista fisico.
Sul lato opposto di Monaco-Ville si trovano i Giardini Saint Martin e Sainte-Barbe, due spazi pubblici immersi nel verde che offrono un’esperienza più silenziosa e contemplativa. Da Sainte-Barbe si gode una vista ampia su Fontvieille, una delle zone più tranquille del Principato. Qui la natura domina: il profumo dei pini, i fiori e un senso diffuso di calma invitano a rallentare.
Saint Martin, invece, si apre verso il centro di Monaco. I suoni della città sono più presenti, ma quando il vento cambia direzione, si riesce nuovamente a percepire il mare—il ritmo delle onde contro la roccia riporta equilibrio e serenità.
Entrambi i giardini rappresentano un intreccio tra natura, urbanità e arte. Lungo i sentieri si incontrano installazioni e sculture che invitano alla riflessione: figure di principi navigatori, personaggi della mitologia greca e opere contemporanee creano un museo a cielo aperto.
Poco distante emerge Fort Antoine, ulteriore testimonianza della storia del Principato. Costruito all’inizio del XVIII secolo durante la Guerra di Successione Spagnola, aveva funzione difensiva e includeva una cisterna sotterranea. Pur temuto come possibile obiettivo strategico, non fu mai attaccato in quel periodo.
Il forte rimase parte del paesaggio militare monegasco per quasi 250 anni, fino a quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu gravemente danneggiato nel 1944. Circa dieci anni dopo, il Principe Ranieri III ne avviò la ricostruzione e nel 1953 lo trasformò nell’attuale teatro all’aperto.
Affacciato sul Mediterraneo, oggi Fort Antoine ospita spettacoli e performance, soprattutto durante l’estate. È un simbolo del Principato: un luogo in cui storia, natura, cultura e vita contemporanea convivono in continua evoluzione.